Prima dei Florio
La tonnara di Favignana è documentata da secoli: sotto i Pallavicino l'isola viveva già della pesca del tonno rosso, con le reti calate ogni primavera lungo la rotta migratoria tra Favignana e Formica.

L'ex Stabilimento Florio delle Tonnare è il monumento più importante dell'isola: capannoni in tufo, barche della mattanza e sale multimediali, a due passi dal porto.
La tonnara Florio di Favignana è l'ex stabilimento ottocentesco per la lavorazione del tonno voluto dalla famiglia Florio, oggi museo comunale di archeologia industriale. Si trova in via Amendola, a pochi minuti a piedi dal molo; la visita completa richiede circa un'ora e mezza ed è la tappa ideale nelle ore calde o con vento forte.
La tonnara di Favignana è documentata da secoli: sotto i Pallavicino l'isola viveva già della pesca del tonno rosso, con le reti calate ogni primavera lungo la rotta migratoria tra Favignana e Formica.
Ignazio Florio acquistò le Egadi e affidò all'architetto Giuseppe Damiani Almeyda la costruzione dello stabilimento. Con l'inscatolamento del tonno sott'olio, Favignana divenne il centro produttivo più grande del Mediterraneo e il paese crebbe attorno alla fabbrica.
Dopo la crisi del secondo Novecento la lavorazione si fermò. Il complesso, acquisito dalla Regione Siciliana e restaurato, ha riaperto come museo: oggi è gestito dal Comune di Favignana ed è il principale luogo di cultura delle Egadi.


Il percorso attraversa capannoni, sale di lavorazione e sezioni multimediali.
Le grandi navate in tufo, dette 'cattedrali', ospitavano le imbarcazioni della tonnara: il vascello, le muciare e le barche della ciurma. Oggi conservano scafi originali, ancore e attrezzi del rais.
Qui il tonno veniva sezionato, bollito nelle grandi caldaie e inscatolato sott'olio. Restano le vasche, le linee di lavorazione e i macchinari per la chiusura delle scatole.
Lo spazio dove si custodivano e riparavano le reti della tonnara, lunghe centinaia di metri. Racconta il lavoro invernale dei tonnaroti, tra corde, sugheri e ancore.
Video, fotografie storiche e testimonianze audio ricostruiscono la mattanza, il canto delle cialome e la vita quotidiana degli operai dello stabilimento.
Reperti dal mare delle Egadi, compresi i rostri e gli elmi legati alla Battaglia delle Egadi del 241 a.C., combattuta proprio davanti all'isola.
Lo spazio esterno affacciato sul porto, con la ciminiera e le vasche: è il punto migliore per capire la scala industriale del complesso e per le foto.
È l'ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica: il più grande complesso di lavorazione del tonno del Mediterraneo, costruito nell'Ottocento su impulso della famiglia Florio e attivo fino agli anni Duemila. Oggi è un museo di archeologia industriale del Comune di Favignana, affacciato sul porto.
In via Amendola, a Favignana centro, a pochi minuti a piedi dal molo dove attraccano aliscafi e traghetti. Non serve alcun mezzo: si raggiunge camminando dal porto.
Per il percorso completo, sale multimediali comprese, servono circa 1 ora e 30. Con poco tempo bastano 45 minuti per i capannoni delle barche e la sala della lavorazione.
Nelle ore centrali della giornata o quando soffia il maestrale: è una visita al coperto, ideale quando le cale del lato nord sono impraticabili o fa troppo caldo per la bici.
No. La mattanza a Favignana non viene più praticata: l'ultima stagione risale ai primi anni Duemila. Il rito, con la camera della morte e le cialome dei tonnaroti, è raccontato dentro il museo attraverso reti, barche, video e testimonianze.
In alta stagione conviene informarsi in anticipo su orari e ingressi, che variano tra estate e inverno. Orari e tariffe aggiornati sono pubblicati dal Comune di Favignana, che gestisce il sito.
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